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Non tutti i bambini e non tutte le situazioni sono uguali: ciò che ha prodotto un risultato con un figlio, può essere del tutto inutile con un altro. Nemmeno i genitori sono gli stessi con tutti i figli o in tutte le circostanze.

Chiariamo subito che parlando di "padre" ci riferiremo ad entrambi i genitori, attribuendo loro lo stesso grado di autorità. I genitori devono essere tali e non diventare gli amici dei propri figli, che invece li sceglieranno tra i loro simili, intrecciando relazioni simmetriche. Quella con i genitori deve essere esclusivamente una relazione complementare, della quale, tra l'altro, i bambini necessitano. Solo rispettando questa regola saremo in grado di porre dei limiti. Come potremmo farlo se un bambino o una bambina fosse al nostro livello?, se lo/la considerassimo nostro simile?

 

Il padre autocratico è il dittatore della casa. Molto forte nell'infliggere castighi e minacce, ma molto debole nell'instaurare legami e relazioni. Produce come conseguenza ribellione evidente o silenziosa.

Il padre permissivo è più amico che padre; non pone limiti, non guida, non orienta; concede eccessiva libertà, lascia fare. Non assume o non vuole il "comando". A volte il messaggio che lancia un padre troppo permissivo è l'indifferenza o il "non me ne importa". I figli possono sentirsi abbandonati o trascurati.

Il padre comunicativo stabilisce una buiona relazione. Riesce a intuire se il bambino è alla ricerca di attenzione o se sta cercando di dire qualcosa attraverso il suo cattivo comportamento, sapendo che, a volte il pianot o il capriccio sono gli unici mezzi a sua disposizione per esternare il suo malessere quando non è in grado di spiegarlo con le parole. Il padre comunicativo permette al bambino di esprimere i propri sentimenti, facendogli capire così di essere rispettato; viene a crearsi in questo modo un atteggiamento e un ambiente sereno nel quale il genitore può esercitare la sua autorità senza rischiare di cadere in una lotta di potere: saprà essere esigente e sensibile allo stesso tempo.   

 

Orientamenti

Dove? I genitori devono evitare di riprendere il proprio figlio di fronte ad altre persone: questo lo umilia. Farlo in privato e non in pubblico è un modo per rispettarlo.  

Perchè? Deve comprendere che lo riprendiamo perchè si è comportato male.  Dobbiamo spiegarli le ragioni per le quali poniamo un determinato limite e lo facciamo esclusivamente perchè ci sta a cuore il suo benessere, per insegnarli a stabilire una relazione tra il suo comportamento e le conseguenze che bisogna evitare.

Come? Le formule variano da bambino a bambino e a secodna delle situazioni. Però, in generale, il primo limite è quello verbale. Stabilire certe regole e segnalare verbalmente il comportamento scorreto in modo chiaro e fermo può essere sufficiente. A volte basta una semplòice conversazione facendo attenzione di qualificare sempre l'azione, mai il bambino.      

Un altro modo, ad esempio, è quello di isolare il bambino per cinque minuti dopo la scenata. Inviarlo nella sua standa è un modo per limitare o controllare un comportamento inadeguato. A volte vi sono alcuni "drammi montati" che bisogna smantellare cambiando lo scenario ed eliminando gli spettatori... Perchè proseguire con un dramma al, quale nessuno può assistere?

Togliergli momentaneamwente il gioco preferito o sospendere qualche gita programmata può essere un altro modo per richiamare la sua attenzione. Una volta che il bambino comprende e si pente, non è necessario proseguire facendolo sentire in colpa. Un bacio e un abbraccio cambiano il clima e confermano che la situazione è stata dimenticata.  

Stimolare i comportamenti corretti. Un "Molto bene!" o "Bravo!" "Hai fatto le cose per bene!" conferma che questa è la strada giusta.

Le conseguenze naturali e logiche sono anch'esse delle buone opportunità per porre dei limiti: se non vuole mangiare nulla al pasto, è naturale che per merenda abbia fame (basta che non spilucchi qualcosa nel frattempo!). La natura farà il suo corso, senza necessità di minacciare o castigare.

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